La vera assenza di paura è il prodotto della tenerezza. Deriva dal lasciare che il mondo ti solletichi il cuore, il tuo crudo e bellissimo cuore. Tu sei disposto ad aprirti, senza resistenza o timidezza, e ad affrontare il mondo. Tu sei disposto a condividere il tuo cuore con gli altri.

– Chogyam Trungpa, Shambala: Il cammino sacro del guerriero

 

Fai a te stessa una semplice domanda: Cosa si intende per “bravo bambino”? Se sei stata cresciuta seguendo la cultura occidentale, è probabile che la risposta la conosca molto bene (che tu sia d’accordo con questa visione o meno) e cioè: un bravo bambino è un bambino che non piange mai! L’allenamento contro la vulnerabilità comincia molto presto nella vita.

Infatti, non è una sorpresa che la maggior parte di noi indossi strati di protezione e conosca bene l’esperienza della contrazione, il desiderio di nascondere ciò che è vero dentro di sé. Ciò nonostante molti di noi sanno che non appena lasciamo andare la protezione e diventiamo più nudi ci avvinciamo a ciò che siamo stati originalmente, la nostra natura umana essenziale. Quando riconosciamo questa complessa verità’, possiamo cominciare ad immaginare di scegliere, momento dopo momento, quanta protezione ci sarebbe d’aiuto, e quanta invece ci stia solo distanziando dal flusso della vita.

La paura della vulnerabilità è uno degli ostacoli più centrali per la nostra libertà interiore. Una parte di questa paura è interna, un messaggio che ci sia qualcosa di sbagliato con noi stesse e le nostre emozioni. Un parte della paura è esterna, una preoccupazione che essendo autentici nel rivelare noi stessi, rischiamo di essere feriti dagli altri. In ogni caso, il nostro desiderio di libertà interiore include la voglia di accedere a qualcosa di sconosciuto, di non confortevole. Come dice Rachele Remen, “La scelta […] non è mai stata tra schiavitù e libertà. Dovremo sempre scegliere tra schiavitù e ignoto”. Se abbracciamo la possibilità di aprirci e restare morbidi davanti a qualsiasi cosa si presenti sul nostro cammino – allora potremmo dire di essere cresciuti nella nostra abilità di essere pienamente noi stessi.

Il cammino verso la vulnerabilità include la comprensione di cosa genera cosi tanta paura di includere più vulnerabilità nelle nostre vite; imparare a sedersi con il senso di disagio e creare più connessione con sé stessi; trovare modi di ridefinire la vulnerabilità come forza; scoprire il proprio senso interiore di salvezza; e assicurarsi di avere supporto nell’essere più autentici. Più di qualsiasi altra cosa, però, il cammino verso la vulnerabilità è una questione di scelta: Come possiamo attingere alla nostra forza interiore al fine di capire, affrontare e trasformare le nostre paure cosi che possiamo avere quella energia di vivere e autenticità che deriva dalla voglia di condividere la nostra verità?

Generalmente quando pensiamo al significato della parola vulnerabilità pensiamo all’esperienza di essere esposti in un modo che può condurre ad essere feriti. Quando parliamo di scegliere la vulnerabilità piuttosto che lasciare che ci accada passivamente, stiamo iniziando un percorso straordinario di cambiamento della nostra relazione con la paura. Come dice Chogyam Trungpa: “la vera assenza di paura non è la riduzione del sentimento di paura ma la capacità di andare oltre la paura stessa”.

Convivere con le nostre paure o con qualsiasi emozione negativa — guardandola veramente negli occhi — crea delle possibilità. Nel momento che apriamo il nostro cuore a noi stessi, troviamo le necessità che sottostanno alle nostre emozioni e azioni. Il connettere con le necessità ci dà la capacità di giostrare le storie che alimentano le nostre paure come ad esempio “essere rigettati ”, “umiliazione” o “tradimento”. Riusciamo inoltre ad ottenere più spazio per connettere con il resto dell’umanità in momenti intensi, con i loro bisogni che possono condurre alle loro azioni e reazioni. Questo allenta le nostre paure, perché ci permette di prendere tutto in maniera meno personale, di approcciare il prossimo con compassione e mantenere i nostri cuori aperti man mano che ci lasciamo coinvolgere.

Che aspetto ha la scelta della vulnerabilità? Il seguente è un esempio personale. Dopo una rottura molto dolorosa con il mio partner molti anni fa, ho preso l’abitudine di esaminare me stessa attentamente per mesi per osservare i modi con i quali ho contribuito al malfunzionamento delle mie relazioni. Ogni volta che trovavo qualcosa lo condividevo con il mio ex-partner. Mi sentivo esageratamente vulnerabile come se stessi dando al mio ex delle ammonizioni, un modo per provare che la colpa per la fine della nostra relazione fosse mia. Ciò nonostante ho amato questo esercizio. Stavo restando sincera con me stessa invece che proteggermi. Dopo qualche mese tornammo ad essere amici.

Pensa ad una situazione della tua vita nella quale hai avuto l’opportunità di scegliere la vulnerabilità o di scegliere protezione. Nel riflettere su questa situazione e su quello che hai scelto, ricorda che la libertà interiore significa diventare coscienti del fatto che prendi decisioni, e connetti le decisioni che prendi con i tuoi bisogni. Cosa hai scelto nella tua situazione? Vulnerabilità o protezione? Che bisogni stavi cercando di soddisfare? Sono stati soddisfatti a seguito della scelta che hai fatto? Quali bisogni non sono stati soddisfatti?

Una delle chiavi di questo percorso è riconoscere che la scelta abituale è anche basata sui bisogni. Una volta che diventiamo consapevoli di quali bisogni stiamo cercando di soddisfare quando facciamo la scelta abituale, allora possiamo chiedere nel nostro profondo: la mia scelta abituale sta veramente soddisfacendo il mio bisogno? a quale costo? Possiamo trovare la volontà di prendere una decisione diversa anche se ci mette a disagio? Con una piena connessione con i nostri bisogni, noi possiamo meglio scegliere di abbracciare il nostro comportamento abituale qualche volta, sapendo a quali bisogni stiamo dando priorità in quei momenti piuttosto che automaticamente essere in balia della paura o dell’abitudine. Possiamo anche scegliere di abbracciare l’autenticità e la vulnerabilità in pieno perché abbiamo la chiarezza di quali bisogni vengono soddisfatti che rendono il disagio giustificabile invece che basare la scelta su un’esigenza interiore o un’idea che non è connessa ai nostri bisogni. In ogni caso siamo più capaci di vivere la vita a pieno.

Non intraprendiamo il percorso della vulnerabilità una volta per tutte. In ogni momento, l’equilibrio dei nostri bisogni può cambiare. Indagando sulla verità vissuta di questo momento, diventiamo presenti e usciamo dalle storie sul significato delle cose. In ogni momento, risolviamo l’equazione emotiva di quel momento: con tutti i bisogni che sono sul tavolo in questo momento, qual è l’azione da intraprendere in questo momento? Che cosa ha bisogno di aumentare di significato in questo momento? Quali esigenze sono meno importanti in questo  momento?

Quali esigenze potrebbero essere soddisfatte scegliendo la vulnerabilità? Auto-espressione, autenticità, forza, integrità o connessione. Quali esigenze potrebbero essere soddisfatte scegliendo la protezione? Tranquillità, sicurezza, compassione per noi stessi o gli altri, facilità o sollievo. Se giudichiamo una serie di bisogni, perdiamo la nostra capacità di scegliere, il fondamento della nostra libertà interiore.

Quando iniziamo a lavorare con la vulnerabilità, scopriamo ciò che Sally ha espresso in un seminario: “Non credo che la paura sparirà mai completamente, quindi devo trovare un modo per accettarla.” Come ogni emozione difficile, abbiamo tre opzioni di base: scappare; stringere i denti, resistere e fare le cose nonostante i sentimenti; o fare spazio ai sentimenti e sperimentare la spaziosità che li circonda. Il punto di essere sulla strada è trovare la libertà, non necessariamente per essere sempre vulnerabili, ma per avere l’opzione di essere vulnerabili quando lo scegliamo.

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[Articolo originale in inglese: https://baynvc.org/vulnerability-as-a-spiritual-path/ | Traduzione a cura di Martina Stella e Marisa Caccioppoli]


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