Immagina una “biblioteca” in cui i libri sono persone, ciascuna con una sua straordinaria esperienza di vita da raccontare. Questi “libri umani” sono messi a catalogo attraverso un titolo e una “quarta di copertina” che ne anticipa sommariamente il contenuto, così che i “lettori” possano scegliere quali “prendere in prestito”.

Puoi scegliere e farti prestare un libro umano, consultarlo per 30 minuti, parlargli e farti raccontare la sua storia, confrontarti con lui e attraverso questo confronto metterti empaticamente nei panni di un genitore che ha il figlio morente, o dello stesso malato che accetta la sofferenza e spesso s’innamora della speranza. Un’esperienza bellissima di partecipazione… Immensa!

Così Giannantonio Mezzetti, presidente di Fondazione Empatia Milano, descrive il format della human library intitolata Ti racconto la malattia, recentemente organizzata a Lugano e Locarno in collaborazione con Associazione Triangolo, ente svizzero di volontariato e assistenza al paziente oncologico.

 "Libri umani" in consultazione in una delle sale di "lettura"
Lugano, 14.4.2018 – Human Library “Ti racconto la malattia”: alcuni dei 20 libri umani, in consultazione in una delle sale di “lettura”.

“Hic sunt dracones!” ma l’empatia ha la meglio

Quella delle “biblioteche umane” è una tecnologia sociale che si è andata diffondendo un po’ in tutto il mondo a partire dal 2000, anno in cui a Copenaghen, secondo Wikipedia, si svolse la prima manifestazione di questo genere.

Nata dall’idea di un gruppo di giovani attivisti danesi della nonviolenza come risposta all’aggressione a sfondo razzista subita da un loro compagno nel 1993, la Human Library sfida stereotipi e pregiudizi attraverso un dialogo franco e aperto con persone che portano la loro esperienza diretta di situazioni difficili: storie di bullismo, di malattie mentali, di carcerazione, emarginazione, violenza, storie di vite spezzate vissute da un lato della barricata, oppure dall’altro.

Sono i territori da cui il benpensante homo moralis dei nostri tempi, per non dire della sua più diffusa sottospecie, l’homo oeconomicus, si tiene abbondantemente alla larga, occupato com’è a inseguire il proprio ideale di felicità e di benessere.

Hic sunt dracones! Così egli contrassegna tacitamente quelle aree della sua mappa mentale, perché ad un qualche livello di coscienza egli ben conosce la fragilità del suo progetto di vita, e sa che avventurarsi senza difese in certi territori dell’esperienza umana potrebbe costargli la perdita della sua fiera hubris.

Partecipare a una Human Library in effetti comporta per questo tipo antropologico un rischio per certi versi scandaloso, in quanto contro-culturale, che è quello di entrare nella libreria umana come homo moralis e di uscirne trasformato in homo empathicus, cioè in qualcosa di inaudito e minaccioso, e per qualcuno addirittura irricevibile.

Basti pensare quanto ai più risulti inammissibile l’idea di poter provare empatia per un pedofilo, uno stupratore, un pluriomicida o un terrorista. Eppure è precisamente quello che ho visto accadere, a volte tra lacrime di liberazione, a volte nella più dignitosa disconferma di sé, quando dietro alla copertina i lettori entravano in contatto con le pagine incarnate di vita dei libri umani che gli si squadernavano davanti senza difese e senza maschere, lasciandosi sfogliare e interrogare senza riserve e senza alibi.

Utenti in coda all'ingresso della Human Library
Chiostro del LAC Lugano Arte e Cultura – Lettori in coda all’ingresso della Human Library sulla malattia.

E’ qualcosa che conosco. Quando la mia immagine del nemico cade e incrocio il mio sguardo con quello dell’individuo umano che vi avevo nascosto dietro per evitare di vedermici riflesso, la mia esperienza mi ha insegnato che tutto diventa possibile. Prima della mia esperienza di “bibliotecario” alla Human Library di Lugano, ad esempio, non avrei mai immaginato che il cancro potesse essere definito dallo stesso malato una “malattia generosa”.

I draghi, sì che ci sono. Ma tra di noi. Sono i mostri della mente che infestano le zone d’ombra del vivere sociale: gli stereotipi, i pregiudizi, gli stigmi, i moralismi, le ideologie, e le numerose altre immagini del nemico che ci dividono e che nutrono le nostre paure, il nostro odio, la nostra inavvertita violenza quotidiana. Al riparo degli accoglienti chioschi delle biblioteche umane, ho visto che questi draghi possono essere stanati e vinti.

Tabellone prestiti dei libri umani alla human library di Lugano
Il tabellone dei prestiti: ogni riga è un libro, e ogni colonna una fascia oraria. Ad ogni incrocio Cristina annota il numero di tessera di chi si è prenotato. I “bibliotecari” provvedono poi a gestire “prestiti e restituzioni”.

La trasformazione che non ti aspetti

Che l’esperienza della Human Library possa rivelarsi trasformativa per i “lettori” è relativamente facile da comprendere. Ascoltare ad esempio dalla viva voce di un malato terminale che nella sua malattia ha trovato il significato più alto della propria esistenza e un gusto di vivere che prima gli era sconosciuto può cambiare la nostra prospettiva sulla quotidianità e sulla malattia. Venire davvero a contatto con la vulnerabilità violata e spaurita di un bullo di strada o con il vuoto esistenziale di chi si è reso responsabile di atti ancora più tragici può cambiare la nostra percezione di quegli atti e di quelle persone.

Ma la trasformazione che non ti aspetti è quella del libro stesso. Ciò che ho ricevuto in dono dalla mia esperienza di bibliotecario di Human Library è stata la rara opportunità di assistere dal vivo al potere trasformativo e terapeutico dell’atto autobiografico. La pratica del “farsi” libro umano offre infatti all’individuo la possibilità di (ri)costruire narrativamente la propria identità personale sulla base di uno sforzo interpretativo che rimanda al senso, piuttosto che al non-senso, del proprio esserci o del proprio patire.

Nell’esperienza del libro umano è precisamente questo io-narrato, trasformato dalla sua stessa auto-narrazione, che si presenta incarnato al pubblico. Ma c’è dell’altro. Ho notato che le risposte non verbali dei lettori, le domande che azzardano, le storie di vita di cui dimostrano di essere a loro volta portatori, stimolano a volte il libro a deviare, modificare, rivedere, aggiungere, rivalutare, insomma a personalizzare il proprio racconto a seconda del lettore a cui è prestato. Era come “fermarsi a riflettere sul senso…”, ha commentato uno di loro.

Qualcun altro parla di “pezzi di corazza che cadono” nel corso delle relazioni. In termini rogersiani potremmo parlare di processi, quello iniziale del “farsi libro” e quello successivo del farsi consultare, in cui si può a volte dare una vera e propria “modificazione costruttiva della personalità”.

Ma dal succedersi di consultazioni sempre diverse può arrivare addirittura ad emergere l’esperienza concreta di come l’immagine di sé e della propria storia non sia mai cosa privata, ma si modelli sempre in funzione delle relazioni sociali Io-Tu alle quali ci apriamo (Buber).

Ho ascoltato più di uno di questi libri umani affermare di avere “più ricevuto che dato”, nell’esperienza della Human Library.  Un’altra frase ricorrente è “Mi sono sentito valorizzato”, ma io direi “considerato”, “visto”, compreso nelle proprie istanze esistenziali e accettato, talvolta perfino riconosciuto nella propria capacità di contribuire all’acquisizione di significative aperture cognitive ed empatiche da parte dei “lettori”.

Per questo le Biblioteche Viventi si adattano alla promozione di una cultura dell’accettazione empatica di sé e degli altri libera da pregiudizi e stereotipi, la cui decostruzione costituisce parte integrante di ogni percorso di riabilitazione e cura sociale.

Un "libro umano" consultato da una coppia di "lettori"
Un “libro umano”, mentre viene “sfogliato” da una coppia di “lettori”. I libri umani possono scegliere se offrirsi in prestito a un solo lettore per volta, oppure anche a più lettori contemporaneamente.

Qual è la diffusione di queste pratiche in Italia?

Tra il 2005 e il 2015 la pratica sociale delle Biblioteche Viventi si era diffusa anche in Italia, molto più di quanto non si possa pensare. Sono state molte le biblioteche comunali, i centri culturali e le associazioni che l’hanno utilizzata per la promozione di tematiche legate ai diritti umani, alla parità di genere, all’inclusione sociale, al superamento degli stereotipi e dei processi che generano discriminazione.

Negli ultimi anni mi sembra che l’impegno nella ricerca e la realizzazione di metodologie innovative per la progettazione di percorsi di partecipazione e sviluppo sociale da parte di alcune associazioni si sia un po’ spento. Ma ancora quest’anno, ad esempio, il Sistema Bibliotecario Milanese ha proposto diverse Biblioteche Viventi distribuite sul territorio.

In altri anni, Persefone era una delle associazioni che si erano impegnate di più nella realizzazione delle Biblioteche Viventi. Attraverso questo loro video, realizzato da Davide Gomba ed Emanuele Segre, è possibile respirare un po’ il clima di simili manifestazioni.

Infine la parola passa ai “lettori”

Le restituzioni dei “lettori” vengono infine appese a un filo come panni stesi ad asciugare, dopo l’immersione empatica nel fiume narrativo dei libri umani. Una piccola parte delle recensioni lasciate dal pubblico ai libri umani della Human Library di Lugano: “Emozione allo stato puro”, “Mi ha insegnato a guardare alla vita con gioia e fiducia senza la paura di esperienze dolorose”, “Splendido scambio di esperienza, toccante. E’ stato importante avvicinarmi a realtà che spesso temiamo, con positività, forza ed amore”, “Un racconto toccante di grande forza. Per me uno specchio prezioso”, “A me sicuramente ha insegnato tanto!”, “Mi ha arricchito tanto la nostra “seduta””, “Sono stata molto contenta di partecipare a questo libro poiché mi sono ritrovata e ho condiviso molte delle cose vissute e raccontate da R. E’ stata un’esperienza illuminante e gratificante”, “Una storia che può coinvolgere qualsiasi donna. Si rimane stupiti come si può essere forte in una situazione del genere e tirare fuori delle risorse nascoste. Sei un esempio I.”, “Che coraggio, e quante lezioni apprese!”, “Emozionante, fa vedere la vita in modo diverso e il cambio di prospettiva rende ogni cosa ciò che è davvero”, “Molto, molto gratificante poter fare domande che riguardano la morte, e ricevere risposte autentiche, dirette, da parte di una persona con così grande esperienza concreta. Ora la morte mi fa meno paura”, “Saper dare un senso, cercare, tentare, riuscirci, questo è ciò che ho imparato”.

Attraverso la scoperta dell’irriducibile umanità dell’altro, della non-disumanità di nulla e di nessuno, che anche nell’esperienza di vita più indesiderabile e nelle scelte che più stigmatizziamo brilla, la Biblioteca Vivente ci lascia nudi e vulnerabili, di fronte alla nostra peculiarità umana di farci responsabili del mondo.


Massimo G. Pittella
Massimo G. Pittella

Da sempre professionalmente focalizzato sulle criticità dei processi di comunicazione, oggi offro corsi, laboratori e servizi di coaching individuale e di gruppo sulla Comunicazione Nonviolenta e la facilitazione del Dialogo Empatico, per aiutare le persone e le organizzazioni a migliorare la qualità della loro vita di relazione con sé stesse e con gli altri. cell: 320.794.3388 https://massimopittella.it

    3 Commenti a "Human Library: cosa succede quando i “libri” sono persone in carne ed ossa"

    • Salvatore Cangemi

      Nella rilettura di questo contenuto mi sono prefissato di applicare quella sorta di di regola che mi hanno illustrato durante alcune formazioni o riunioni a cui ho partecipato, ovvero che alla fine di questi eventi ti “porti a casa” al massimo due informazioni o concetti. In questo caso mi porto a casa una sensazione di infinito e limitato. Limitato il mio mondo, la mia visione, la mia conoscenza di quello che c’è fuori e dentro di noi. Illimitato il modo in cui le parole possono essere utilizzate per avvicinare le persone. Grazie per questo articolo e grazie a chi mi ha permesso di conoscere la CNV.

    • Marco Bertaglia

      Sono felicissimo di scoprire queste iniziative, grazie per quest’articolo che mi apre la fantasia a propormi come “libro vivente” su alcuni temi che mi stanno a cuore: la CNV, i sistemi dialogici, la nonviolenza in genere, le gravissime crisi climatica ed ecologica, il quaccherismo questo sconosciuto, e tanti altri… Grazie!

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